Piante alcaloidi, rimedi o veleni?

Piante alcaloidi, rimedi o veleni?

La parola alcaloide è un termine generico per designare composti di origine vegetale più o meno complessi, le cui caratteristiche principali sono la presenza di azoto nella molecola e un’alcalinità più o meno pronunciata. A basse dosi, hanno proprietà fisiologiche e farmaceutiche, ma mostrano un’elevata tossicità a dosi elevate. Tra gli alcaloidi più famosi ci sono gli estratti di papavero: codeina, morfina (scoperta nel 1805 nell’oppio). Oggi ne conosciamo più di mille, tra stricnina, chinino, atropina, colchicina, tutte di origine vegetale.

La scienza dei veleni

La farmacologia è inseparabile dalla tossicologia. La tossicologia è la scienza dei veleni; si può riassumere in una frase: “L’importante è la dose! ”

Quando si utilizzano sostanze attive, si deve tenere presente questo precetto di Theophraste von Hohenheim, detto Paracelso (1493-1541): “Se vuoi spiegare con precisione l’azione di ciascun veleno, allora devi chiederti cosa non è veleno? Tutte le sostanze sono velenose e nessuna è innocua. È la dose che rende una sostanza non tossica. ”

Qualsiasi sostanza sarebbe quindi potenzialmente tossica, e tale tossicità sarebbe correlata alla dose somministrata. La veridicità di questo ragionamento dipende però dalla dose che raggiunge un dato organo, cioè dal suo profilo tossicocinetico (destino della sostanza nell’organismo) e tossicodinamico (azione sul suo bersaglio).

Alcaloidi tropanici

Solanacee officinali :

Questo gruppo è caratterizzato dalla presenza di alcaloidi tutti dotati di proprietà parasimpaticolitiche che causano in particolare midriasi. La loro tossicità è nota da tempo e tutti gli organi contengono alcaloidi. Le Solanacee costituiscono un’importante famiglia botanica che comprende, da un lato, piante velenose tra le quali vanno ricordate la Belladonna, la Datura e il Giusquiamo nero.

⇒ Atropina e iosciamina :

La iosciamina contenuta nella belladonna, nella datura e nel giusquiamo nero è più attiva dell’atropina, ma questi due alcaloidi hanno le stesse proprietà farmacologiche

  • Azione sul sistema nervoso centrale :

Causano, ad alte dosi, eccitazione, che può sfociare in un vero delirio da atropina. Questa azione è debole alle dosi abituali, ma alcuni individui sono particolarmente sensibili agli effetti centrali dell’atropina, in particolare bambini, animali e anziani.

  • Azione sul sistema nervoso autonomo :

Hanno azione parasimpaticolitica a dosi terapeutiche, sono antagonisti dell’acetilcolina. L’atropina inibisce i recettori muscarinici localizzati negli organi periferici innervati dalle fibre postgangliari del parasimpatico, che provoca midriasi, broncodilatazione, vasocostrizione, aumento della frequenza cardiaca, rallentamento della peristalsi, disseccamento di tutte le secrezioni (salivare, gastrica, sudoripara, lacrimale, bronchiale) , aumento della pressione intravescicale e azione antispasmodica.

I rischi di effetti collaterali sono numerosi: tachicardia, stitichezza, secchezza delle fauci, eccitazione, nervosismo, insonnia…

⇒ scopolaminae :

In dosi terapeutiche è una sostanza sedativa per il sistema nervoso centrale e antiparkinson; è anche una sostanza parasimpaticolitica (più debole dell’atropina) e un antispasmodico.

Il suo utilizzo può causare effetti collaterali paragonabili a quelli dell’atropina ma con rischio di sonnolenza, le sue controindicazioni sono le stesse. Entra nella composizione di specialità a scopo analgesico, in associazione con altri principi attivi.

Alcaloidi chinolizidinici

Il manico di scopa :

⇒ Sparteine :

La sparteina è ossitocica e ganglioplegica. Isolando il cuore dagli influssi del sistema nervoso autonomo, svolge un’azione tonicardica. Può essere utilizzato durante il parto per migliorare le contrazioni uterine. Viene inoltre utilizzato, per la sua azione regolatrice e tonica, in alcuni disturbi del ritmo cardiaco, tachicardia di origine neurotonica ed eretismo cardiaco. Scoparoside ha proprietà diuretiche utilizzate in erboristeria.

Alcaloidi isochinoleici

Papavero :

Il papavero contiene diversi alcaloidi come morfina, codeina, noscapina e papaverina.

⇒ Morfina :

La morfina di papavero agisce a livello della corteccia cerebrale e del centro del dolore; a basse dosi è prima di tutto uno stimolante che provoca euforia e sensazione di benessere, poi a dosi più alte è un sedativo che porta ad una riduzione delle percezioni nocicettive e quindi all’abolizione del dolore. Secondariamente c’è sonnolenza (azioni analgesiche e ipnotiche).

La morfina deprime il centro respiratorio bulbare, provoca depressione respiratoria tanto più importante quanto la dose è elevata, che può arrivare fino all’apnea; inoltre deprime il centro della tosse e quindi ha un’azione antitosse. A livello digestivo è uno stimolante gastrico, che può provocare nausea e vomito, ed anche un moderatore della peristalsi intestinale (azione antidiarroica). A livello cardiaco si osserva un effetto bradicardizzante con vasodilatazione e ipotensione. È finalmente una sostanza stupefacente.

Impiegata come importante analgesico nel trattamento di dolori “gravi” resistenti a qualsiasi altra terapia, l’uso della morfina richiede un attento monitoraggio del paziente date le sue proprietà a livello soprattutto respiratorio e cardiaco.

⇒ Codeina:

Ha le stesse proprietà della morfina, ma meno tossica. Antitosse ad azione centrale, sono utilizzati per il trattamento sintomatico delle tosse non produttive. La codeina non deve essere somministrata a pazienti con insufficienza respiratoria, asmatici e neonati. Vengono utilizzate le proprietà analgesiche della codeina, solitamente in combinazione con un analgesico periferico.

L’uso di codeina può causare sonnolenza, nausea e costipazione.

⇒ Noscapine :

Questo alcaloide non è molto attivo sul sistema nervoso centrale, è un sedativo per la tosse che non crea dipendenza.

Viene utilizzato nel trattamento della tosse non produttiva, spesso in combinazione con altri principi attivi. Come la codeina, è controindicata in caso di insufficienza respiratoria o asma.

⇒ papaverina :

Né analgesico né narcotico, questo alcaloide è uno spasmolitico muscolotropico che rilassa le fibre muscolari soprattutto quando sono in contrattura. Agisce principalmente a livello vascolare periferico.

Si propone come vasodilatatore periferico e anti-ischemico nelle sequele di accidenti vascolari o traumi cranici, nei disturbi retinici di origine vascolare, nelle arteriti degli arti inferiori, o anche nei disturbi circolatori arteriosi o venosi periferici.

Alcaloidi tropolonici

Colchicum :

⇒ Colchicina :

La colchicina è antimitotica, ma troppo tossica per essere usata come antitumorale. Ha anche un’azione antinfiammatoria, che lo rende il trattamento specifico per gli attacchi acuti di gotta. Agisce solo sui fenomeni che mantengono l’infiammazione, ma non ha effetto sul metabolismo dell’acido urico.

È una sostanza velenosa a basse dosi, particolarmente efficace se utilizzata all’esordio dei primi sintomi dell’attacco di gotta. Gli effetti collaterali, in particolare il rischio di diarrea, richiedono però una riduzione del dosaggio.

Alcaloidi indolici

Segale Ergot:

⇒ ergometrina :

Questo alcaloide ha un effetto predominante sull’utero, aumentando il tono basale, la frequenza e le contrazioni dell’utero stimolando i recettori adrenergici del miometrio. Questa attività è tanto più marcata se l’utero è gravido. L’ipertensione uterina spiega gli effetti antiemorragici dell’ergometrina.

Sotto forma di metilergometrina, viene utilizzata come tonico uterino nella prevenzione e nel trattamento delle emorragie uterine ad eziologia nota, in particolare postpartum.

⇒ ergotamina :

A basse dosi è fortemente vasocostrittore per stimolazione dei recettori adrenergici. A livello periferico è particolarmente marcata la reazione tonico-vascolare.

Ad alte dosi svolge un’azione antagonista e quindi adrenolitica, ma debole.

L’ergotamina e i suoi derivati ​​sono principalmente utilizzati come farmaco antiemicranico, per le proprietà vasocostrittrici. L’ergotamina tartrato è specifico per il trattamento degli attacchi di emicrania e delle cefalee vasomotorie, purché venga somministrato il prima possibile alla comparsa dei segni premonitori. La diidroergotamina è il trattamento di base per l’emicrania.

Pervinca tropicale :

È soprattutto adrenolitico: è un vasodilatatore periferico che aumenta il flusso sanguigno muscolare e cerebrale. Viene utilizzato nella patologia cerebrovascolare (disturbi psico-comportamentali della senescenza), disturbi sensoriali (vertigini, acufeni), incidenti cerebrovascolari, traumi cranici e loro sequele. Si osserva una sinergia con gli alcaloidi idrogenati della segale cornuta con cui può essere combinata.

⇒ Vincristina e vinblastina :

Questi due alcaloidi hanno proprietà antimitotiche; impedendo la formazione del fuso, la mitosi si blocca così in metafase.

La piccola pervinca :

⇒ Vincamine :

Spasmolitica con proprietà vasodilatatrici periferiche, i cui effetti sono particolarmente favorevoli sull’irrigazione e l’ossigenazione cerebrale, la vincamina si propone come agente anti-ischemico nei disturbi cerebrovascolari, in particolare quelli legati alla senescenza. Viene anche utilizzato nelle sequele di traumi cranici, disturbi cocleo-vestibolari e disturbi retinici di origine ischemica.

Il creatore di vomito :

⇒ stricnina :

La stricnina, molto tossica, è uno stimolante del sistema nervoso centrale, a livello midollare e bulbare. A dosi molto basse è un tonico nervoso e uno stimolante della digestione usato come antiastenico. A dosi più elevate si osservano convulsioni fatali.

La noce del vomito è ancora ampiamente utilizzata in omeopatia.

Alcaloidi chinoleici

La china rossa :

⇒ Chinino :

Le proprietà del chinino sono molteplici :

  • È un tossico cellulare che agisce in particolare sui protozoi e più particolarmente sul Plasmodium, l’agente responsabile della malaria. Agisce principalmente sulla forma asessuata del Plasmodium. Può essere usato come preventivo o curativo. Tuttavia, in dosi elevate è tossico e può causare molti effetti collaterali.
  • Il chinino ha un’azione antipiretica agendo sui centri nervosi termoregolatori; questa azione è particolarmente marcata durante le febbri malariche.
  • La sua azione sul sistema cardiovascolare è spiegata dalla tossicità del chinino. Questa azione è debole alle dosi abituali, ma può causare effetti collaterali. Si nota quindi ipotensione con possibilità di collasso per vasodilatazione.

Le azioni attuali sono principalmente il trattamento dell’attacco pernicioso di malaria e quello dei casi di malaria resistente ad altri antimalarici.⇒ La quinidine :

È una sostanza antiaritmica in grado di deprimere le funzioni miocardiche: diminuisce l’eccitabilità e la conduttività del miocardio. È quindi un potente sedativo cardiaco che può essere utilizzato per il trattamento delle extrasistoli o per prevenire le tachicardie sopraventricolari.

La chinidina ha anche proprietà antimalariche, ma i suoi effetti sul cuore non ne consentono l’utilizzo in questa indicazione. La sua tossicità è maggiore di quella del chinino e può causare disturbi caratteristici del cinconismo.

Alcaloidi imidazolici

Il Jaborandi :

⇒ pilocarpinae :

Ha un’azione parasimpaticomimetica :

  • Nell’occhio c’è miosi e una diminuzione della pressione intraoculare in seguito alla contrazione dello sfintere dell’iride e del muscolo ciliare. Viene generalmente utilizzato sotto forma di collirio nel trattamento del glaucoma.
  • La pilocarpina, che può essere utilizzata nel trattamento della secchezza delle fauci, aumenta le secrezioni lacrimali, salivari e gastrointestinali.

Basi puriniche

Le basi puriniche come la caffeina, la teina (albero del tè) o anche la teobromina (albero del cacao) sono tra gli alcaloidi. Tuttavia, la loro origine biosintetica è diversa e questi composti non fanno quindi parte della classe degli alcaloidi nonostante alcune analogie.

!!! AVVERTIMENTO !!! Al di fuori di un ambiente medico, la maggior parte di queste sostanze può portare alla morte se utilizzata in modo improprio con dosaggi inappropriati !!! Non usare mai piante alcaloidi per l’automedicazione. Queste piante devono essere prescritte da un medico sotto stretto controllo medico!

Fonti :

  • Bruneton J. Pharmacognosie, Phytochimie, Plantes médicinales. Ed. Tec et Doc 1997
  • Morel J-M. Traité pratique de Phytothérapie. Ed. Grancher 2008
  • R.R.Paris, H. Moyse. Matière médicale, Coll. Précis de pharmacie, Masson
  • Pharmacopée Française 10e édition
  • Roberts, M. F. Wink, and M. , Alkaloids -Biochemistry, Ecology, and Medicinal Applications, Book Reviews Phytochemistry 1999
  • Tanot, in Le Beau (P.) et Janot, Traité de Pharmacie chimique, IV, Paris 1955-1956

 

Clémentine. M.
Naturopata – Aromaterapeuta / Erboristeria – Fitoterapista
Consulente in fito-aromaterapia clinica ed etnomedicina

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